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- Le Attività -
Preoccupate
riflessioni sul processo di disgregazione nazionale e sul pericolo di
minacce esterne.
Il
Bollettino quotidiano "Oggi" ed il sito internet "Baztab"
hanno diffuso a Teheran i seguenti due documenti:
1- un testo firmato da 117 uomini politici (tra cui figurano
anche esponenti dello stesso regime), intellettuali, scrittori, giornalisti
che in un'ampia analisi chiedono ai dignitari del regime un deciso cambiamento
di rotta;
2- una nota firmata da 40 parlamentari del "Majles"che
chiedono la rimozione dei filtri dai siti internet
Dichiarazione
a Teheran di 117 militanti politici con diverse convinzioni religiose
Nella
ricorrenza dell'augurale nascita di Mohammad, figlio di Abdollah messaggero
del dono e della giustizia, nonché della libertà divina
- che la Sua benedizione ci accompagni in eterno - noi firmatari, nell'esprimere
il nostro augurio per l'evento, vista la situazione di grave pericolo
che incombe nella regione e la conseguente delicata situazione del Paese,
abbiamo maturato la convinzione, per rafforzare l'unità nazionale
di fronte alle serie minacce esterne e all'affievolirsi dell'intrinseca
stabilità interna, di esprimere i nostri consigli ed avvertimenti
ai governanti.
Primo - L'Islam, quale religione della libertà e bontà degli
uomini, resta sempre il baluardo della cultura ed identità nazionale
degli iraniani, ma l'uso strumentale del credo e delle sacre convinzioni
popolari, allo scopo di conquistare e consolidare il potere personale,
ha causato e causa micidiali colpi alle convinzioni intime della gente.
Visto che l'affermazione della libertà e la liberazione degli uomini
dagli ostacoli frapposti sulla via della loro crescita, sono tra i più
nobili dettami e scopi sociali dell'Islam e che la sacralizzazione del
potere non ha nulla a che fare con la bontà e la clemenza islamiche,
la privazione dei diritti inalienabili e della libertà non può
mai ottenere alcuna giustificazione religiosa.
Gli editti islamici dettati da concetti deterministi, la diffusione di
pensieri attinenti a visioni superficiali, l'offesa contro gli intellettuali
e gli uomini di pensiero osservatori sinceri, e le azioni contro gli oppositori
legali, sotto mentite spoglie religiose, hanno causato profonde ferite
all'integrità dei valori del costume nonché alle intime
convinzioni morali della popolazione.
Secondo - La rivoluzione islamica del 1979 fu una riscossa popolare ed
era poggiata sui più autentici valori religiosi per l'affermazione
degli ideali sublimi dell'indipendenza, della libertà, nonché
della giustizia e sovranità popolare. La prosecuzione delle lotte
centenarie della popolazione iraniana aveva per scopo quello dell'eliminazione
di ogni forma di radicata dittatura.
Ma alcune carenze, sconfitte e deviazioni dalla retta via per il raggiungimento
degli obiettivi principali della rivoluzione, hanno causato un solco fra
il potere e la popolazione ed hanno dato origine ad una crisi politica,
culturale ed economica.
Il movimento per le riforme ha posto al suo centro propulsore l'espansione
della vita politica, con particolare attenzione alla partecipazione e
sovranità popolare ( la democrazia), con la speranza che la Repubblica
Islamica proseguisse sulla via della realizzazione degli obiettivi primari
della rivoluzione.
Purtroppo le varie fondazioni non elettive, quali l'istituzione della
magistratura, il Consiglio della vigilanza ( di carattere prettamente
religioso, n.d.r.), il Consiglio per la convenienza del regime, l'Organizzazione
della voce e dell'immagine
( radio e T.V.) ecc…, oggi sono contrapposte alla volontà
popolare e non riflettono le richieste di giustizia e di rispetto delle
leggi.
D'altro canto la monopolizzazione del potere ha portato all'accumulazione
di ricchezze, all'aumento del divario fra le classi sociali, alla diffusione
delle ingiustizie e delle discriminazioni.
Terzo - Oltre alla domanda per l'indipendenza, libertà e giustizia,
sale al primo posto la richiesta per la democrazia da parte della gente
onesta che ha sofferto. In senso lato tutti i cittadini, con qualsiasi
credo religioso e convinzione filosofica o appartenenza linguistica, sono
legittimi titolari di queste terre antiche e sono essi sovrani e depositari
dei diritti per assumere le decisioni sulla sorte comune, nonché
di se stessi.
Tutti i responsabili del regime, di qualunque grado, sono tenuti alle
loro responsabilità collettive e non hanno altro mandato che quello
di rispettare e rappresentare la volontà popolare ed esaudire le
sue richieste.
In base ai principi religiosi tutti i responsabili, quale che sia la loro
collocazione nella scala sociale, non hanno che il compito di rendere
un servizio e rispettare la volontà popolare; in base ai principi
e dettami religiosi, nessuno, per qualunque motivazione, può governarla
senza il consenso del popolo. Sono i governanti che devono sottostare
alla volontà nazionale ed armonizzarsi con la tendenza della maggioranza
e non il contrario, che sia cioè la gente obbligata a sottostare
agli umori degli uomini di potere. La Repubblica Islamica ha questo come
suo fondamento.
L'effettiva volontà popolare si esplica attraverso il consenso
espresso nel voto elettorale e con il responso delle urne. La sovranità
popolare e le regole della Repubblica, quali espressione popolare, significano
che i responsabili principali della cosa pubblica vengono scelti per volontà
popolare, che si esprime attraverso il voto, per un periodo stabilito
e limitato, comunque di carattere transitorio e non con un mandato perpetuo
ed illimitato ed esplicano il loro compito rispondendo al popolo delle
loro azioni.
Il ricorso alla consultazione popolare, come nel caso del referendum del
1979 ( che decise il nome di "Repubblica islamica", n.d.r.)
sono soluzioni irrinunciabili per risolvere dispute nei momenti decisivi
in una repubblica popolare.
Noi, firmatari della presente petizione, riferendoci alle tre questioni
qui poste, esprimiamo la nostra profonda insoddisfazione circa la conduzione
della cosa pubblica e siamo dell'avviso che nell'attuale critica situazione
sia opportuno ridurre le tensioni politiche e rafforzare l'unità
sociale e la collaborazione attraverso la diffusione della democratizzazione
( sovranità popolare ) e l'estensione delle libertà, giustizia
e sicurezza, affinché si creino le condizioni per un rafforzamento
dell'unità nazionale di fronte alle minacce che provengono dall'esterno.
Noi, ancora una volta, enumeriamo le nostre richieste come segue:
1
- Il potere giudiziario deve essere distinto da quello politico
ed economico e deve svolgere il suo compito nel pieno rispetto dell'imparzialità
e secondo i dettami della legge. Infatti è convinzione diffusa
della gente comune, oltre che dei giuristi, che il potere giudiziario
venga esercitato senza l'osservanza dei dettami della giustizia e che
questo potere agisca in modo ingiusto, tendenzioso ed in linea con la
politica di una parte dei detentori del potere che non sono elettivi,
il che non dà luogo all'espansione della giustizia.
2 - I rappresentanti del popolo nelle sedi del potere
legislativo, nell'espletare le loro funzioni, devono sentirsi liberi
e forti. Le ripetute esternazioni del "Consiglio di sorveglianza"
e le deviazioni dai propri compiti stabiliti per legge, di fatto hanno
paralizzato il Parlamento ed hanno fatto sì che non possa assolvere
al suo ruolo.
Chiediamo l'abolizione del controllo esercitato arbitrariamente da questo
Consiglio, in modo che vengano eliminati gli ostacoli frapposti all'approvazione
delle leggi riguardanti le elezioni, la riforma della stampa, la definizione
di reato politico, il divieto della pratica della tortura, l'istituzione
dell'arbitraggio dei giudici di pace e la definizione dei compiti del
Presidente della repubblica.
3 - Chiediamo la cessazione degli arresti e delle convocazioni
illegali, la sospensione del sequestro di oltre 90 tra quotidiani e
settimanali, la liberazione dei militanti e giornalisti. La crescente
pressione politica e sociale, la prosecuzione ed il crescente aumento
degli arresti…ecc, tutto ciò è contro la legge e
gli interessi nazionali.
4 - Desideriamo un Iran libero ed indipendente. Siamo
tanto preoccupati per il ritorno del dominio e dell'aggressione straniera,
quanto timorosi della dittatura religiosa e della repressione politico-sociale.
La prosecuzione degli arresti e delle convocazioni illegali sono contro
gli interessi nazionali.
5 - Noi desideriamo un Iran libero ed indipendente,
tanto quanto temiamo l'egemonia straniera ed il ritorno del suo dominio.
Siamo altrettanto angosciati dalla dittatura e repressione in nome della
religione. Siamo preoccupati per la limitazione dello spazio delle libertà
legali della gente. Mettiamo in guardia quegli uomini di potere che
teorizzano distinguo fra i due concetti "Libertà o Indipendenza",
come se fossero concetti in antagonismo.
Esprimiamo
la preoccupazione che una parte della popolazione, priva di esperienza
ed esausta per la situazione, possa cadere nel miraggio immaginario della
libertà e democrazia regalato dagli americani, mettendo in pericolo
l'indipendenza nazionale. Se così avvenisse, saranno responsabili
quei dirigenti che hanno fomentato tali teorie. Noi siamo preoccupati
che la perseveranza nella politica e nei metodi attuali della parte non
elettiva dei detentori del potere trascinino il paese verso sentieri non
più correggibili.
Dobbiamo far tesoro della sorte toccata ai Talebani e a Saddam ed essere
certi che la dittatura e la repressione, quali che siano le giustificazioni
della loro messa in essere, alla fine non hanno altro riscontro che quello
del totale fallimento ed esaurimento delle potenzialità nazionali.
Dunque per la salvezza dell'Iran dai vortici delle cospirazioni e minacce
non esiste altra strada che rimettersi alla volontà popolare. Affidandosi
alla volontà popolare nonché al suo potere sovrano, si consolideranno
anche le fondamenta della religione, del benessere, della giustizia e
della libertà in questo paese.
Seguono 117 firme di noti intellettuali, uomini d'affari, giuristi, scrittori,
giornalisti e responsabili di numerose istituzioni sociali ufficiali.
Testo
tradotto dal Dott. Rahmat Khosrovi
Alcune
tra le firme dei 117 scelte a caso:
1. Ahmadi Nemat, giurista
2. Adib Masud,:ricercatore della circoscrizione della Commissione scientifica
di Qum
3. Ansari Rad Hossein, insegnante
4. Etemadi Hossein, professore d'Università
5. Izadi Mostaf, giornalista, ex vice politico del sindaco di Teheran
6. Bazargan Abdolali, ricercatore, membro del Consiglio centrale del
movimento "Nehzat Azadi"
7. Bazargan Abolfazl, vice primo ministro nel governo provvisorio di
Bazargan
8. Tajzadeh Mostafa, ex vice primo ministro del Ministero dell'Interno
9. Tehrani Reza, membro del Comitato di difesa per la libertà
di stampa
10. Tavassoli Mohammad, primo sindaco dopo la Rivoluzione
11. Gialal Gialalzade,deputato
12. Naghighatgiu Fatemen,deputato
13. Hekmatali, giornalista
14. Rezai Mohammad, professore d'università
15. Zohdi M.Reza, direttore del giornale Aria
16. Khorram Amir, scrittore
40
Deputati chiedono la rimozione dei filtri dai siti internet
Il
bollettino d'informazione "Oggi" , riferendosi ai siti "BAZTAB",
scrive:
in seguito all'intervista rilasciata dal dott. Motamedi, ministro delle
comunicazioni (Posta, Telegrafo e Telefono) che nel suo intervento aveva
asserito che le decisioni del "Consiglio supremo della Rivoluzione
culturale" per noi sono equivalenti alla legge, questo consiglio
ha stabilito le modalità cui sottoporre i siti internet.40 deputati
hanno indirizzato alla presidenza dell'assemblea una nota di richiamo,
chiedendo la lettura della stessa nella seduta plenaria del Parlamento.Essi,
in questa nota, criticano l'imposizione dei filtri di censura sui siti
internet.
La Presidenza non ha dato lettura della nota in assemblea, ma ha parlato
del suo contenuto in una riunione congiunta con i ministri dell'informazione,
della "Guida alla retta via", nonché delle Comunicazioni.
I suddetti ministri hanno sostenuto che lo scopo della censura non era
quello di oscurare i siti. Secondo le informazioni diffuse dall'agenzia
d'informazione "Appunti quotidiani", i deputati contestatori
hanno chiesto la possibilità di consultare siti come "Peyk
not", "Iran oggi" e quelli appartenenti al sig. Montazeri.
Testo
tradotto dal dott. Rahmat Khosrovi
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